MULTITASKING? PIÙ DANNI CHE GUADAGNI

Saper lavorare “smart e connessi” è una dote sempre più richiesta dalle aziende è una dote che genera orgoglio pure negli stessi leader. Infatti, un sondaggio online condotto nel novembre 2014 da Accenture, multinazionale di consulenza di direzione e strategie di marketing, ha preso in considerazione 3600 professioni analizzando sia piccole che grandi aziende in oltre trenta paesi, compresa l’Italia, e i risultati parlano chiaro: 98 lavoratori su 100 a livello globale affermano di svolgere più attività in parallelo. Anche i dati relativi all’Italia rivelano che circa il 48% dei lavoratori occupa il 74% del giorno con il cervello impegnato in più attività contemporaneamente.

Tuttavia,

è scientificamente provato, che il multitasking riduce la produttività e qualità del lavoro, generando situazioni stressogene che, se prolungate nel tempo, creano una vera e propria metamorfosi nel modo in cui approcciamo al lavoro e all’apprendimento.

“Il nostro cervello “non è cablato bene” per il multitasking. Quando la gente pensa di fare multitasking, in realtà sta solo illudendo sé stessa, passando da un compito a un altro molto rapidamente. Ogni volta che lo fa, c’è un costo cognitivo”

Earl Miller, neuroscienziato del MIT

Spostare freneticamente l’attenzione da un compito all’altro ha l’effetto controproducente che il cervello dissipi la sua energia così rapidamente che ci sentiamo esausti e disorientati dopo poco tempo. Abbiamo bruciato quasi tutto il suo combustibile e questo porta a compromessi in termini di prestazioni cognitive e fisiche. Al contrario, la concentrazione su un solo compito,permette un minore utilizzo di energia rispetto al multitasking e di fatto riduce la necessità di glucosio per il cervello. Se a questo aggiungiamo poi che, saltando da un’attività all’altra, servono diversi minuti per focalizzarci di nuovo su una determinata mansione, le implicazioni che il multitasking fa sorgere in un ambiente lavorativo sono molteplici: dalla scarsa attenzione verso lavoro che si sta svolgendo, collegato alla produttività che realmente otteniamo, fino alla carica di dopamina che si genera nel cervello.

«Si è visto infatti che il multitasking aumenta la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress, e di adrenalina, l’ormone del “lotta o scappa”, che può stimolare eccessivamente il cervello e causare annebbiamento o pensieri disturbati (afferma infatti il neuroscienziato Daniel J. Levitin, direttore del Laboratory for Music, Cognition and Expertise alla McGill University). Il multitasking crea un circolo vizioso di dipendenza dalla dopamina, premiando effettivamente il cervello a perdere la concentrazione e a cercare stimoli esterni. Inoltre avviene l’effetto “distorsione da gadget”, in cui l’attenzione può essere facilmente distratta da qualcosa di nuovo.L’ironia di fondo è che per coloro che stanno cercando di focalizzarsi nello svolgimento di un’attività, la regione del cervello più utile e soprattutto predisposta per tale compito è la più disturbata.

Monitorare costantemente lo smartphone, cercare qualcosa su internet, controllare la posta, annotare nuovi impegni di lavoro sul cellulare: ognuna di queste cose modifica i centri del cervello deputati alla ricerca della novità, dell’apprendimento e della concentrazione, provocando uno scoppio di oppioidi endogeni tutti a discapito dell’attenzione che cerchiamo di dedicare al compito da svolgere. Email dilaganti, ma soprattutto la messaggistica istantanea creano una dipendenza più sottile. «Si risponde e ci si sente ricompensati per aver portato a termine un compito (anche se questo compito era del tutto sconosciuto a solo 15 secondi prima). Ognuno di queste semplici azioni trasporta una sorta di “proiettile” di dopamina».

MULTITASKING?

PIÙ DANNI CHE GUADAGNI

Saper lavorare “smart e connessi” è una dote sempre più richiesta dalle aziende è una dote che genera orgoglio pure negli stessi leader. Infatti, un sondaggio online condotto nel novembre 2014 da Accenture, multinazionale di consulenza di direzione e strategie di marketing, ha preso in considerazione 3600 professioni analizzando sia piccole che grandi aziende in oltre trenta paesi, compresa l’Italia, e i risultati parlano chiaro: 98 lavoratori su 100 a livello globale affermano di svolgere più attività in parallelo. Anche i dati relativi all’Italia rivelano che circa il 48% dei lavoratori occupa il 74% del giorno con il cervello impegnato in più attività contemporaneamente.

Tuttavia,

è scientificamente provato, che il multitasking riduce la produttività e qualità del lavoro, generando situazioni stressogene che, se prolungate nel tempo, creano una vera e propria metamorfosi nel modo in cui approcciamo al lavoro e all’apprendimento.

“Il nostro cervello “non è cablato bene” per il multitasking. Quando la gente pensa di fare multitasking, in realtà sta solo illudendo sé stessa, passando da un compito a un altro molto rapidamente. Ogni volta che lo fa, c’è un costo cognitivo”

-Earl Miller, neuroscienziato del MIT-

Spostare freneticamente l’attenzione da un compito all’altro ha l’effetto controproducente che il cervello dissipi la sua energia così rapidamente che ci sentiamo esausti e disorientati dopo poco tempo. Abbiamo bruciato quasi tutto il suo combustibile e questo porta a compromessi in termini di prestazioni cognitive e fisiche. Al contrario, la concentrazione su un solo compito,permette un minore utilizzo di energia rispetto al multitasking e di fatto riduce la necessità di glucosio per il cervello. Se a questo aggiungiamo poi che, saltando da un’attività all’altra, servono diversi minuti per focalizzarci di nuovo su una determinata mansione, le implicazioni che il multitasking fa sorgere in un ambiente lavorativo sono molteplici: dalla scarsa attenzione verso lavoro che si sta svolgendo, collegato alla produttività che realmente otteniamo, fino alla carica di dopamina che si genera nel cervello.

«Si è visto infatti che il multitasking aumenta la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress, e di adrenalina, l’ormone del “lotta o scappa”, che può stimolare eccessivamente il cervello e causare annebbiamento o pensieri disturbati (afferma infatti il neuroscienziato Daniel J. Levitin, direttore del Laboratory for Music, Cognition and Expertise alla McGill University). Il multitasking crea un circolo vizioso di dipendenza dalla dopamina, premiando effettivamente il cervello a perdere la concentrazione e a cercare stimoli esterni. Inoltre avviene l’effetto “distorsione da gadget”, in cui l’attenzione può essere facilmente distratta da qualcosa di nuovo.L’ironia di fondo è che per coloro che stanno cercando di focalizzarsi nello svolgimento di un’attività, la regione del cervello più utile e soprattutto predisposta per tale compito è la più disturbata.

Monitorare costantemente lo smartphone, cercare qualcosa su internet, controllare la posta, annotare nuovi impegni di lavoro sul cellulare: ognuna di queste cose modifica i centri del cervello deputati alla ricerca della novità, dell’apprendimento e della concentrazione, provocando uno scoppio di oppioidi endogeni tutti a discapito dell’attenzione che cerchiamo di dedicare al compito da svolgere. Email dilaganti, ma soprattutto la messaggistica istantanea creano una dipendenza più sottile. «Si risponde e ci si sente ricompensati per aver portato a termine un compito (anche se questo compito era del tutto sconosciuto a solo 15 secondi prima). Ognuno di queste semplici azioni trasporta una sorta di “proiettile” di dopamina».

I problemi per l’apprendimento

Problema analogo, lo si ha per le attività di apprendimento, situazioni sempre più comuni all’interno di organizzazioni che devono necessariamente aggiornarsi sulle nuove tecnologie e cambiamenti conseguenti dei processi aziendali.

Studi effettuati attraverso la risonanza magnetica funzionale (fMRIs) per immagine hanno però dimostrato che imparare cose nuove mentre si è distratti o si stanno facendo più attività contemporaneamente, altera i processi alla base di ciò che è considerato un normale apprendimento (Poldrack & Foerde, 2007). Le risonanze di coloro che apprendono in un ambiente normale, vale a dire uno privo di distrazioni, mostrano infatti attività nell’ippocampo, una regione del cervello adibita ad immagazzinare le nuove informazioni, mentre le risonanze magnetiche di persone distratte mostrano attività nello striato, una parte del cervello che si occupa di acquisire nuove capacità, senza perdere tempo a memorizzarle appieno. Ciò che ne risulta è una comprensione dei concetti superficiale e poco approfondita, che tende a privilegiare un’apparente quantità a discapito della qualità vera e propria.

Secondo Nicholas Carr, membro della camera di commercio degli Stati Uniti, il multitasking attuerebbe un ricablaggio del nostro cervello, ostacolando la creatività, l’analisi e comprensione in profondità di un lavoro. Come conseguenza avremmo che ai multitasker (così vengono chiamate le persone più propense a lavorare in multitasking) vengono affidate attività più tecniche e convenzionali.

I problemi per l’apprendimento

Problema analogo, lo si ha per le attività di apprendimento, situazioni sempre più comuni all’interno di organizzazioni che devono necessariamente aggiornarsi sulle nuove tecnologie e cambiamenti conseguenti dei processi aziendali.

Studi effettuati attraverso la risonanza magnetica funzionale (fMRIs) per immagine hanno però dimostrato che imparare cose nuove mentre si è distratti o si stanno facendo più attività contemporaneamente, altera i processi alla base di ciò che è considerato un normale apprendimento (Poldrack & Foerde, 2007). Le risonanze di coloro che apprendono in un ambiente normale, vale a dire uno privo di distrazioni, mostrano infatti attività nell’ippocampo, una regione del cervello adibita ad immagazzinare le nuove informazioni, mentre le risonanze magnetiche di persone distratte mostrano attività nello striato, una parte del cervello che si occupa di acquisire nuove capacità, senza perdere tempo a memorizzarle appieno. Ciò che ne risulta è una comprensione dei concetti superficiale e poco approfondita, che tende a privilegiare un’apparente quantità a discapito della qualità vera e propria.

Secondo Nicholas Carr, membro della camera di commercio degli Stati Uniti, il multitasking attuerebbe un ricablaggio del nostro cervello, ostacolando la creatività, l’analisi e comprensione in profondità di un lavoro. Come conseguenza avremmo che ai multitasker (così vengono chiamate le persone più propense a lavorare in multitasking) vengono affidate attività più tecniche e convenzionali.

Il multitasking, effetto delle interferenze

Processi sempre più veloci e frenetici, all’interno di un sistema organizzativo che coinvolge più risorse in maniera sequenziale, creano inevitabilmente interferenze e situazioni di Multitasking.

Conoscere il problema e adottare le necessarie misure per arginarlo è fondamentale per recuperare produttività, efficienza e qualità del lavoro.

Partecipa al webinar GRATUITO per scoprire di più.

PARTECIPA AL WEBINAR
  • Burgess W. P, Veitch E, de Lacy Costello L, Shallice T. (2000). The cognitive and neuroanatomical correlates of multitasking. Neuropschologia. Vol 38. Issue 6. 848-863.
  • Chesley, N. (2014). Information and communication technology use. Work intensification and employee strain and distress. Work employment and society. Vol 28. Issue 4. 589-610.
  • Colom R, Martinez-Molina A, Chun Shih P, Santacreu J. (2010). Intelligence, working memory, and multitasking performance. Intelligence. Vol. 38. Issue 6. 543-551.
  • De Benedetti F. (2016), “Nicholas Carr: Internet ci rende sempre più stupidi. Per colpa sua non siamo più critici”.
    www.Repubblica.it – Cultura.
  • Barera I. (2015) Vita da lavoratori multitasking,
    www. Nuvola.corriere.it
  • Accenture, (2015), Accenture research finds listening more difficult in today’s digital workplace”,
    www.Accenture.com
  • Lin Lin, Bill Lipsmeyer (2015) The invironmental and technological factors of multitasking, Multitasking Factors, Chapter 1. 1-20.
  • Paridon HM, Kaufmann M. (2010). Multitasking in work-related situations and its relevance foroccupational health and safety: Effects on performance, subjective strain and physiological parameters. Europe’s Journal of Psychology. Issue 6(4). 110-124.
  • Corcella R (2015) Tutti i modi in cui il multitasking ci rovina (davvero) il cervello,
    www.corriere.neuroscenze.it
  • Levitin D.J. (2015) Why the modern world is bad for your brain. Neuroscience – The Observer.
    www.theguardian.com
  • G. Stoet, D.B.O’Connor, M.Conner, K. R. Laws (2013) Are women better than men at multi-tasking?. BMC Psychology.
    https://bmcpsychology.biomedcentral.com/track/pdf/10.1186/2050-7283-
    1-18? site=http://bmcpsychology.biomedcentral.com
  • Wesley C. Clapp, Michael T. Rubens, Jasdeep Sabharwal, Adam Gazzley (2011). “Deficit in switching between functional brain networks underlines the impact of multitasking on working memory in older adults” Proceedings of the National Academy of Sciences USA 108: 7212-17.
  • Hironori Ohsugi, Sohei Ohgi, Kenta Shingemori, Eric B. Schneider (2013) Differences in dual-task performance and prefrontal cortex activation between younger and older adults” BMC Neuroscience, Iss.18.
    https://bmcneurosci.biomedcentral.com/articles/10.1186/1471-2202-14-10.

Il multitasking, effetto delle interferenze

Processi sempre più veloci e frenetici, all’interno di un sistema organizzativo che coinvolge più risorse in maniera sequenziale, creano inevitabilmente interferenze e situazioni di Multitasking.

Conoscere il problema e adottare le necessarie misure per arginarlo è fondamentale per recuperare produttività, efficienza e qualità del lavoro.

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  • Burgess W. P, Veitch E, de Lacy Costello L, Shallice T. (2000). The cognitive and neuroanatomical correlates of multitasking. Neuropschologia. Vol 38. Issue 6. 848-863.
  • Chesley, N. (2014). Information and communication technology use. Work intensification and employee strain and distress. Work employment and society. Vol 28. Issue 4. 589-610.
  • Colom R, Martinez-Molina A, Chun Shih P, Santacreu J. (2010). Intelligence, working memory, and multitasking performance. Intelligence. Vol. 38. Issue 6. 543-551.
  • De Benedetti F. (2016), “Nicholas Carr: Internet ci rende sempre più stupidi. Per colpa sua non siamo più critici”.
    www.Repubblica.it – Cultura.
  • Barera I. (2015) Vita da lavoratori multitasking,
    www. Nuvola.corriere.it
  • Accenture, (2015), Accenture research finds listening more difficult in today’s digital workplace”,
    www.Accenture.com
  • Lin Lin, Bill Lipsmeyer (2015) The invironmental and technological factors of multitasking, Multitasking Factors, Chapter 1. 1-20.
  • Paridon HM, Kaufmann M. (2010). Multitasking in work-related situations and its relevance for occupational health and safety: Effects on performance, subjective strain and physiological parameters. Europe’s Journal of Psychology. Issue 6(4). 110-124.
  • Corcella R (2015) Tutti i modi in cui il multitasking ci rovina (davvero) il cervello,
    www.corriere.neuroscenze.it
  • Levitin D.J. (2015) Why the modern world is bad for your brain. Neuroscience – The Observer.
    www.theguardian.com
  • G. Stoet, D.B.O’Connor, M.Conner, K. R. Laws (2013) Are women better than men at multi- tasking?. BMC Psychology.
    http://bmcpsychology.biomedcentral.com
  • Wesley C. Clapp, Michael T. Rubens, Jasdeep Sabharwal, Adam Gazzley (2011). “Deficit in switching between functional brain networks underlines the impact of multitasking on working memory in older adults” Proceedings of the National Academy of Sciences USA 108: 7212-17.
  • Hironori Ohsugi, Sohei Ohgi, Kenta Shingemori, Eric B. Schneider (2013) Differences in dual-task performance and prefrontal cortex activation between younger and older adults” BMC Neuroscience, Iss.18.
    https://bmcneurosci.biomedcentral.com/